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Francesco Bianciardi

Per sonare sopra il Basso, molte cose sono necessarie à sapersi, delle quali alcune si suppongano, ed altre ne descriveremo qui brevemente. Si suppone principalmente, que il sonatore sappia cantare, e sonare l'intavolature, ò spartiture con molta pratica, e sicurezza, e che habbia cognitione almeno de'principi del contrapunto, di conoscere e consonanze, e dissonance, con pratica dell'udito, delle quali per maggior pienezza di questa nostra regola, dovendone tante volte far mentione, e per ridurle à memoria al suonatore, nemetteremo questo breve essempio.

Tre cose s'ha da osservare circa al suonare. Prima considerare i movimenti del basso: 2a. applicare le consonanze e: 3a. conoscere i tuoni, ò modi della musica, e saperli trasportare. Principalmente si considerano i movimenti del Basso, come fondamento della musica, che procede da una corda all'altra, salendo in cinque modi, e descedendo in altri cinque, come nell'essempio.Nota, che per il basso so piglia la più bassa corda della musica, perche pausando il Basso, entra in suo logo il Tenore, ò l?Alto, e sempre chi è sotto all'altre parti, si chiama il Basso.

Secondariamente per applicare le consonanze, posti questi fondamenti, si deve osservare, che la musica ha l'armonia perfetta in tre termini, cioè in tre corde di diversa spetie insieme unite, fra le quali una faccia la quinta sopra il Basso, e l'altra la terza; che una è consonanza perfetta, e l'altra imperfetta. E questo si deve osservare in tutte le corde del Basso, che possono haver tal consonanze. Ma perche alcune corde non hanno la quinta sopra, si pone in suo luogo la sesta; il che avviene in quelle chiavi, che dall'una, all'altra fanno mutatione di quarta; come quando si canta per Biquadro, B mi, à F fa.ut. e quando si canta per B molle, da E.la.mi; à B.fa.b.mi. Si lascia anco la quinta, quando la corda del Basso è alterata dal Dieses, e in suo luogo si pon la 6o, che sempre sarà la 6a minore, come nell èssempio.

La difficultà maggiore, che sia nel sonare è il dar le consonanze imperfette à suo luogo, e tempo. Però diremo prima della 3a. et osserveremo questo ordine, secondo i movimenti sopradetti del Basso. Quando il Basso sale per grado, ò per terza, li daremo la terza naturale. Quando sale per quarta, li daremo la terza maggiore; e se naturalmente non sarà maggiore, si farà aggiungendo il Diesis, perche in questo movimento sí fa la cadenza. Quando sale per quinta, li daremo la terza naturale; ma in molti luoghi, se li da la terza minore, e particolarmente nell'andare alle cadenze. Quando sale per sesta, li daremo la terza naturale. Il salire per ottava, non fa variatione. Quando poi descende per grado, ò per terza; li daremo la terza naturale. Quando descende per quarta, faremo, come quando sale per quinta. Quando descende per quinta,li daremo la terza maggiore come, quando sale per quarta. Quando descende per sesta, ò per ottava; le terze naturali; e nelle cadenze finali, sempre si finisce con terza maggiore.

Hora diremo della sesta, della quale nascono i megliori effetti della musica.Però secondo i medesimi movimenti del Basso, osservaremo questo ordine. Quando il Basso sale per grado, ò per terza, occorendo usar la sesta, la daremo naturale. Quando sale per quarta, non s'usa la sesta. Quando sale per quinta, li daremo la sesta maggiore. Quando poi descende per grado, li daremo sempre la sesta maggiore.Quando descende per quarta, li daremo la sesta maggiore. Quando descende per quinta, non ci va la sesta; se non alle voce nella prima parte della nota, per arrivare alla quinta, s'usa la sesta minore. Si può ancora, quando il Basso descende per grado, ò per quarta, usar la settima, risoluta dalla sesta maggiore: e quando descende la quinta, ò sale la quarta; usar la quarta, risoluta con la terza maggiore, in atto di cadenza; come nell'essempio.

E se bene le compositioni si fanno à 4. 5. 6. 8. e più voci, hanno la medesima armonia di queste tre sopradette, perche, volendo aggiugnere altre consonanze à queste, non si può aggiugnere, se non ottave ad una di loro; di modo que si radoppiano le voci con la medesima armonia; perche l'ottava corrisponde all'unisono, ed il sonatore sodiffarà alla compositione, usando le tre corde sopradette. E ben vero; che, usando le consonanze composte, e replicate: faremo più diversa l'armonia; cioe, se in luogo dellla terza, daremo la 10a e 17aed in luogo della quinta, la 12a e 19a e cosi l'altre. Ma, perche sarebbe troppo povera l'armonia, se solamente si ponesino le tre voci; sarà molto utile aggiugner dell'ottave al Basso, et all'altre parti per arricchirla, e dar luogo di passare da una consonanza all'altra più continuatamente, con più leggiadria, e con maggior commodo della mano. Anzi che molte volte per necessità delle parole si ricerca pienezza di voci, e nell'esclamationi aiuto co le corde estreme; nelle materie alegre star nell'acuto, più che si può; nelle meste star nel grave; nelle cadenze toccar l'ottave sotto al Basso: fuggendo nelle corde molto gravi le terze, e le quinte; perche, fanno troppa borda l'armonia, offendendo l'udito. E sopratutto: perche l'armonia nasce da diversità di suoni ordinati per contrari movimenti; bisogna osservare, che quando il Basso sale, un'altra parte descenda: e quando descende, un'altra parte saglia. E questo maggiormente si deve osservare con le parti estreme, fuggendo il procedere per consonanze perfette della medesima spetie; usando il movimento contrario, ò procedendo per terze, che nell'acuto fanno buonissimi effeti. Quando il Basso procede per note diminuite ò per tirate; si fa la consonanza sopra alla prima nota della battura, in modo che della tirata ne venga una buona, e una gattiva. Cosi quando ci sarà la minima, e semiminima col punto, si fa la consonanza sopra il punto, e la nota che segue, passa per gattiva. Ma quando salta più, che per terza, si deve à tutte le note dar la consonanza: e quando descende per grado, con diminutione, si farà sopra alla prima nota quinta; e sopra alla seconda, sesta, accompagnata con la decima di sopra. Essempio di quanto si è detto.

Molti altri avvertimenti si potrebbono addurre; ma, perche sono difficili à descrivere con brevità, li tralasceremo, havendo fin qui accenato le più necessarie regole, che ci sieno. Però in luogo d'altre regole, esortiamo il sonatore ad esercitarsi nelle consonanze coll'udito presto, à conoscer la quinte, le seste, e le terze maggiori, e minori; valendosi delle cose sopradette à pigliar tal notitia: avvertendo, che se bene habbiamo scritto queste regolette, secondo lo stile, che ordinariamente si compongono i canti d'ogni sorte; resta nondimeno la libertà al compositore d'usar le consonanze à suo capriccio; cioè d'usar la sesta in luogo della quinta; e le terze minori in luogo delle maggiori; mescolando diverse spetie di dissonanze; delle quali il darne sicuro ordine, è impossibile. E però bisogna far distintione fra le compositioni, che non tutte si posono sonar commodamente sopra il Basso: come sono le compositioni fugate antiche; ma molto meno alcune moderne, che si vengono comparire vaghe di nuove inventioni; che, si non son notati i Bassi sopra delle consonanze, che vi si devon sonare; e, se il sonatore non ha l'arte del contrapunto, ò grandissima prattica dell'udito; facilmente guasterà la compositione incambio d'aiutarla.

Ultimamente, per trasportare i tuoni, come molte volte occorre, ò per commodo de cantori, ò per concertare con altri strumenti, porremo una tavola, accennando il modo di trasportarli in otto luoghi: avvertendo che nel trasportarli si devono osservare sempre i medesimi tuoni, e semitoni, del naturale, come qui si vede.

Al molto Ill.re e Reu.mo Sig.or e Pron mio Osserv.mo il Signor Alessandro Petrucci, merit.mo Vesc.o di Massa.

A V.S. Reu.ma che amò con tanto affetto il singolar valore, e merito dell'Ecc.te musico, già con tanto cordoglio pianto da questa Città, S.r Francesco Bianciardi, dedico questa carta, cosi aspettata de tutti quelli, che di musicalmente sonare intendono, sendo ella de tant'huomo fabricata valevole non meno ne gli stromenti musici di quello, che nell'armonia vocale habbia valuto al Mondo: Ella, che vivendo l'onoro (solita di cosi fare i letterati e virtuosi) hora morto, in questa carta, L'accolga, e me nel numero riponga di quelli che vivamente l'onorano e servono.

Di Siena, il 21 Sett.re, 1607. Di V.S. molto Ill.re e Reu.ma. Ser.ve diu.mo. Domenico Falcini. Con privilegio di S. A. Ser.ma. Enrico Zucchi fece.

Date: 2021-02-09